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L'ITALIA e la Cooperazione allo Sviluppo

Mercoledì 27 luglio 2016 è stato presentato a Roma, presso la sala conferenze della Farnesina, il nuovo piano triennale della cooperazione italiana allo sviluppo, in attesa dell'approvazione del documento definitivo e dell'attuazione del programma specifico della prossima annualità.


Il Ministro agli Affari Esteri e alla Cooperazione Internazionale, Paolo Gentiloni, durante la sua locuzione inaugurale ha descritto gli aspetti innovativi sottesi al nuovo dispositivo giuridico della cooperazione internazionale la Legge 125. La legge, approvata ad Agosto 2014, ha introdotto una revisione funzionale e strutturale del sistema italiano degli aiuti allo sviluppo attraverso una serie di cambiamenti cruciali: la struttura tripartita determinata dal MAECI, la neo costituita Agenzia della Cooperazione Internazionale e il Consiglio Nazionale della Cooperazione allo Sviluppo, composto dai diversi stakeholders, ovvero i rappresentanti della società civile, degli enti locali e del mondo accademico (...)

 

Estratto dall'articolo pubbicato a margine della partecipazione di Ariete Onlus alla Conferenza presso il MAECI (Roma, 27 Luglio 2016), in qualità di membri FORUMSAD del GdL1 Agenda 2030 presso il Consiglio NAzionale della Cooperazione allo Sviluppo/Ministero Affari Esteri e Cooperazione Internazionale.

L'articolo in extenso è consultabile al seguente link:

Articolo Q Code Magazine

Bio-logie della famiglia

La crisi socio-economica, divenuta il leitmotiv di dissertazioni popolar/mediatiche quotidiane, è anche la crisi dei legami interpersonali, le cui conseguenze sono drammaticamente subite dai figli. Bambini e adolescenti smarriti – come scriveva lo psicoanalista francese Jacques Lévine in merito alle "patologie della famiglie contemporanee" – che sono sempre più inclini alla rabbia e all'autodistruzione. Costruire una "clinica" della famiglia può essere un valido avamposto di resistenza alle logiche neoliberali di monopolio dell'umano, a patto di sviluppare un'analisi che sia realmente complessa nella sua plurivocità.

per continuare a leggere: full text Bio-logie della famiglia

Città Solidali. Città del Futuro

Lunedì 12 Ottobre 2015, Dialogo intervista con Luigi de Magistris, Sindaco di Napoli

Sono trascorsi pochi giorni dall'anniversario di morte del 3 Ottobre 2013, quando a largo di Lampedusa persero la vita 366 uomini migranti, oltre a 20 dispersi non accertati. Un appuntamento che è coinciso con le significative manifestazioni anti-immigrazione svoltesi in Finlandia. I temi dell'accoglienza e della solidarietà sono oggi al centro di ambivalenti dibattiti nel cuore dell'istituzione Europa, ma richiedono attenzione anche dalle singole amministrazioni locali, come emerge dal dialogo intervista con Luigi de Magistris, Sindaco di Napoli.

Il 1° luglio 2015 è stato firmato un accordo tra Pcm-Daras, il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e l'ANCI, con lo scopo di promuovere in modalità sinergica le attività di rilievo internazionale svolte da Comuni e città metropolitane. Tale accordo è in linea con l'impegno del Governo centrale – assunto in occasione della Terza Conferenza Internazionale sul Finanziamento dello Sviluppo (Addis Abeba, 13-18 Luglio 2015) – per quanto concerne l'Agenda post-2015 sugli OSS/SDGs Sustainable Development Goals. Contenuti, questi dell'Agenda post-2015, che finalmente rimarcano la centralità della dimensione sociale per la lotta alla povertà e per una crescita sostenibile del pianeta. Tuttavia al di là di queste kermesse internazionali, la vera sfida sarà quella di attuare tali obiettivi a livello dei singoli territori. Dunque, affinché la promozione dei diritti dei popoli sia declinata in Italia, innanzitutto a partire dai singoli ambiti comunali, quali strategie dovrebbe sviluppare l'ANCI secondo lei?
Un primo passo è sicuramente depoliticizzare le politiche relative ai diritti dei popoli. Il tema è che i diritti umani non sono una politica di parte, promossa magari da quelle forze politiche che la destra xenofoba chiama spregiativamente "buoniste", ma sono pratica attuazione di quei principi di solidarietà costituzionale che valgono erga omnes, per tutte le amministrazioni, sia di destra che di sinistra. Le recenti boutade dei vari sindaci sceriffo, quasi sempre della Lega, che rifiutano il dovere costituzionale della solidarietà o che propongono addirittura di aumentare le aliquote Tasi e Tari per quei cittadini che si offrono di ospitare i profughi, ad esempio, dimostrano che la situazione è a macchia di leopardo, e in troppi comuni i diritti umani sono vilipesi. Sui diritti umani non ci si può dividere, e il rispetto di certi principi si deve in quanto previsti dalla Costituzione e dalla Convenzione Europea sui diritti dell'Uomo.(...)

per leggere l'articolo in extenso, cliccare al seguente link: Città solidali. Città del futuro

La foto è dell'artista Massimo Pastore, Lampedusa, 3 ottobre 2015

 

Biopolitiche del femminile: dai matrimoni precoci alle mutilazioni genitali

In un presente labile e multiforme, continuamente rimodulato e ri-assemblato da rappresentazioni mediatiche auto-organizzate, il tema dei diritti dell'infanzia definisce il confine opaco di una materia caotica e ambigua. Si esibiscono i corpi dei minori uccisi durante le recenti recrudescenze dei conflitti medio-orientali, ma si rimuovono dall'immaginario i corpi-bambini sofferenti a causa di tradizioni culturali o necessità economiche. Secondo i dati Unicef, presentati in occasione del Girl Summit svoltosi a Londra il 22 Luglio 2014, c'è un'endemia silenziosa che colpisce bambine e adolescenti nel mondo: sono oltre 60 milioni i casi di child early forced married.I matrimoni precoci forzati sono una pratica (formalizzata o meno) che coinvolge una bambina su tre nei Paesi in via di sviluppo prima dei 18 anni, ma anche in età più precoci (prima dei 15 anni, per una bambina su nove; e purtroppo in moltissimi casi, addirittura prima degli 8 anni). In particolare, secondo le stime dell' UNICEF Global Databases (2010), 9 dei 10 Stati con il più elevato tasso di incidenza di matrimoni precoci si trovano nel continente africano: Niger (75%), Ciad e Repubblica Centrafricana (68%), Guinea (63%), Mozambico (56%), Mali (55%), Burkina Faso e Sud Sudan (52%) e Malawi (50%). Importante la diffusione del fenomeno anche in area asiatica (Bangladesh, India, Pakistan, Nepal) e latinoamericana (Repubblica Dominicana e Nicaragua); mentre mancano analisi dettagliate per il ben più controverso e problematico scenario culturale della Cina.

Le conseguenze dei matrimoni precoci forzati travalicano il danno psichico e sociale: le spose bambine sono spesso segnate da depressione e suicidio, oltre che dall'abbandono scolastico e quindi dall'analfabetismo. I child early forced married sono causa di lesioni fisiche gravi fin dalla prima notte di nozze: bambine da poco sottoposte ad infibulazione sono costrette a rapporti sessuali prematuri che provocano fistole vescico-vaginali. Inoltre, il vincolo di accesso alla contraccezione imposto a molte delle spose bambine (a cui è vietata la richiesta dell'uso di condom da parte del marito) determina un'alta probabilità di contrarre l'AIDS e una significativa frequenza di gravidanze precoci, segnate da importanti patologie materno – infantili: dai traumi da parto alla mortalità perinatale dei nascituri.

Le tutele giuridiche contenute nella Convenzione sui diritti dell'infanzia (CRC) e nella Convenzione delle Nazioni Unite sull'eliminazione di tutte le forme di discriminazione contro le donne (CEDAW), le campagne sulla promozione dei diritti di organizzazioni internazionali, come il collettivo Girls not Bride, Plan International e The Elders non riusciranno a fermare questa terribile piaga planetaria della salute femminile minorile. Non basteranno i programmi volti all'empowerment di genere e la lotta alla povertà: i corpi delle bambine come unica forma di capitale per milioni di famiglie dei Paesi sottosviluppati.

L'Italia insieme agli membri del G7 durante la riunione tenutasi a Bruxelles il 4-5 giugno 2014 ha espresso la propria volontà di impegnarsi contro tutte le forme di discriminazione e violenza di genere, in particolare contro i child early forced married. Eppure i matrimoni forzati precoci, così come le mutilazioni genitali femminili si verificano a distanza molto ravvicinate rispetto ai ben più lontani territori extracontinentali. Il fenomeno delle spose bambine è stimato intorno ad una percentuale del 17% in Georgia e del 14% in Turchia. Mentre, ad oggi sono discontinue le indagini per quanto concerne le comunità di stranieri extracomunitari che, in Unione Europea, ancora negano i diritti delle bambine e delle adolescenti. Se in Inghilterra, dopo i casi di spose bambine pakistane e yemenite denunciate dalla BBC, è stata recentemente predisposta l'Unità governativa britannica Matrimoni forzati; altri Paesi europei manifestano ancora una colposa disattenzione. Prima fra tutti l'Italia, dove allo stato attuale mancano analisi approfondite, nonostante i non sporadici fatti di cronaca in cui si racconta di mutilazioni genitali effettuate su bambine straniere e i matrimoni precoci – di cui in pochi si occupano – presso le comunità Rom e Sinti.

Nell'Occidente dell'informazione globalizzata occorre una presa di coscienza prima di tutto presso le società cosiddette avanzate, senza la quale qualsiasi intervento – sia pure ben programmato – di empowerment di genere nei Paesi sottosviluppati non avrà mai i risultati sperati. Se l'opinione pubblica occidentale continuerà a consumare notizie sulle sorti drammatiche di questi Paesi, limitandosi ad azioni neutrali di petizioni e donazioni online, senza una reale comprensione delle vicende tragiche di questi minori e delle loro famiglie, l'accesso alle notizie rafforzerà quella anestesia sotto-soglia che, sempre più, pervade la collettività contemporanea occidentale, già intaccata dalla crisi finanziaria. Con il rischio non solo di rimanere collusivamente indifferenti verso i drammi che colpiscono milioni di bambini nel mondo, ma di smarrire definitivamente ciò che ci rende umani, ossia la capacità – se ancora ne è rimasta traccia – di empatizzare, di immedesimarsi e di reagire a quanto accade ai propri simili nel resto del pianeta.

fonte: articolo originale

Migrazioni e Biopolitica nel Mar Mediterraneo

Nella notte tra il 12 e il 13 Agosto, le navi della Marina Militare impegnate nelle operazioni Mare Nostrum hanno individuato e soccorso altri 1396 migranti nello Stretto di Messina. Nella giornata precedente, sono stati 1699 ad arrivare sulla nave San Giusto al porto di Reggio Calabria.Le agenzie di stampa divulgano con frequenza i numeri degli sbarchi, come se i migranti che giungono sulle nostre coste non avessero un corpo fatto di ossa, di carne e di sangue, come se non avessero un sesso o un nome o una storia. Soltanto numeri, come se si quantificassero gli sbarchi di merci. "Per divenire merce, il prodotto deve essere trasmesso all'altro, a cui serve come valore d'uso, mediante lo scambio" è Arjun Appadurai a citare Karl Marx per tentare un'analisi complessa delle dinamiche migratorie nell'odierno scenario biopolitico dell'Occidente.

per leggere l'articolo completo, cliccare sul seguente link:

full article _ Q Code Magazine _ 20 Agosto 2014

Famiglie erranti

Un continuo arrivo nella stazione ferroviaria di Milano Centrale. Sono siriani: padri e madri che hanno conquistato un ulteriore nodo di transito verso una meta finale di salvezza; bambini che, prematuramente, apprendono l’arte della resistenza. Sono storie di esseri umani che affrontano la prova di sciogliere il legame con le proprie radici, in nome del legame primario con la propria vita. Storie antiche come quelle narrate nell’Antico Testamento, in cui la condizione dello sradicamento assume il valore di una scelta esistenziale per un’umanità primaria che l’uomo contemporaneo occidentale sembra aver smarrito.

Da diversi mesi la rappresentazione mediatica racconta di questi profughi, i cui corpi si concentrano periodicamente, fino ad esplodere a volte, negli spazi della stazione, per poi essere trasferiti nei centri di accoglienza. Corpi che spesso turbano gli spettatori urbani locali, così come i cittadini diffusi delle comunità digitali, per l’evidenza carnale, palese, del disagio e della sofferenza provocate dai lunghi e difficili viaggi che hanno finora compiuto. “(…) la carne non è oscena, ma ci vuole molta poesia per raccontarla (…)” scriveva Roland Barthes. La poesia sembra riecheggiare nelle parole dei responsabili di Fondazione Albero della Vita, mentre ripercorrono le tappe del processo che li ha condotti al progetto di sostegno psicosociale ai profughi siriani di transito a Milano.

Famiglie erranti (full article_qcodemag)

 

Media Generations: il futuro in gioco

L’interesse per stili di vita sostenibili e solidali non può prescindere da una rinnovata e consapevole attenzione per la salute dei minori.

“L’incessante evoluzione delle tecnologie info-mediatiche sta generando una profonda trasformazione della società, evidente nella dimensione pubblica, così come in quella privata, con ripercussioni importanti sulle dinamiche relazionali e sulle strutture familiari. In tale prospettiva, il significativo mutamento degli stili di vita e delle abitudini dei bambini e degli adolescenti assume un significato cruciale. L’invasione dei media digitali nella vita quotidiana determina fenomeni sociali di allarme, quali le ludopatie, soprattutto se si considera che sono a rischio anche i minori. E’ in atto un accesso dibattito legislativo circa la necessità di introdurre una regolamentazione più stringente in materia di accesso a tutti i meccanismi fautori di addiction, dai luoghi fisici e virtuali del gioco d’azzardo (sale bingo, slot machine) alle varie app per smartphone e altri devices rivolti ai minori che, pur non offrendo vincite in denaro, sarebbero in grado di provocare comportamenti compulsivi, quindi reazioni tipiche dell’azzardo (...)"

Media Generations:il futuro in gioco (full article_piattaformainfanzia)

 

La filiazione cambia volto

di Silvana Guerra*

Il 2013 si è concluso con un regalo per tutte le famiglie italiane: la nuova legge sulla filiazione.
La legge è la n. 219 del 10 dicembre 2012, che ha dato un volto nuovo alle norme sui rapporti tra genitori e figli, anche adottivi.
Era ora che ci fosse un cambiamento in questa delicata materia! La normativa esistente, infatti, non era più rappresentativa dei sentimenti che la società civile esprimeva nei confronti della tutela dei minori e della loro uguaglianza giuridica, dunque è stato giusto voltare pagina.

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Tre bambini “speciali” per una coppia dal cuore grande

Quando abbiamo saputo per la prima volta della piccola J. e dei suoi due fratellini, D. e D., il primo pensiero è stato: non riusciremo a trovare dei genitori per loro!

Anche noi operatori, da sempre abituati a confrontarci con situazioni adottive non semplici, di primo acchito ci siamo sentiti impotenti di fronte alla complessità dell’abbinamento segnalatoci dalle autorità russe. Oltre a trattarsi, infatti, di un’adozione di 3 bambini in contemporanea, in questo caso si tratta anche di un’adozione con una situazione sanitaria che, nell’ignoranza di quel momento, ci sembrava superiore alla disponibilità espressa da tutte le “nostre” coppie.

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