Idee per una cooperazione internazionale sostenibile

Il cambiamento che è avvenuto nei nuovi  mercati internazionali con le vecchie e nuove barriere istituzionali e politiche  ha escluso ancora di più gli abitanti delle zone rurali dei paesi più poveri , che non hanno potuto far altro che continuare ad attingere alle loro risorse naturali depauperando le riserve ed impoverendo i suoli.

Appare quindi chiaro il legame che si instaura tra povertà e ambiente in quanto la necessità di sopravvivenza di alcune popolazioni spinge queste ultime ad esercitare una pressione sempre maggiore sulle risorse naturali che non può in alcun modo conciliarsi con il concetto di sviluppo sostenibile.

In tale direzione di “non sostenibilità”, purtroppo, si muovono ambiziosi progetti di cooperazione internazionale che in quanto calati dall’alto, più che essere sviluppati in reale collaborazione con le istanze delle comunità locali, contribuiscono  all’ulteriore erosione del capitale sociale, umano ed ambientale dei Paesi in via di sviluppo.

La definizione maggiormente conosciuta di sviluppo sostenibile è quella contenuta nel rapporto Burtland del 1987 ovvero “lo sviluppo che soddisfi i bisogni del presente senza compromettere la capacità delle generazioni future di soddisfare i propri”[1]. Le dinamiche che si instaurano nei paesi poveri esclusi dai mercati internazionali non sono sostenibili e di contro non riducono la povertà.

La dipendenza tra gli aspetti ambientali a livello globale e la crescita economica è stata ribadita anche dalla Strategia di Gotemborg secondo la quale è  necessario affrontare le politiche economiche, sociali e ambientali in modo sinergico al fine di evitare un vertiginoso aumento dei costi per la società e l’innescarsi di tendenze irreversibili.

Al riguardo il Consiglio europeo nella Strategia di Gotemborg sottolinea “l’importanza di dissociare crescita economica e sfruttamento delle risorse” concentrandosi su uno sviluppo che intenda la crescita legata ad aspetti non solo quantitativi come ad esempio il PIL[2] ma anche e soprattutto qualitativi che tengano conto del capitale naturale, degli effetti dell’inquinamento e della distribuzione del reddito.

L’Eurostat rispetto ai dieci temi dello sviluppo per monitorare l’avanzamento verso gli obiettivi della strategia di Gotemborg ha elaborato i “Sustainable Developmente Indicators” che prendono in considerazione tra gli altri  i cambiamenti climatici e il consumo di energia, la natura e la biodiversità, l’utilizzo e l’inquinamento delle acque.

È in quest’ottica che deve inserirsi una rinnovata strategia di cooperazione internazionale per lo sviluppo sostenibile territoriale che divenga una  proposta di governance  realmente condivisa con i paesi in via di sviluppo, che ricerchi e promuova occasioni di lavoro  e di scambio scientifico e culturale a sostegno di processi di sviluppo sostenibile.

Una cooperazione internazionale che, ispirata ai noti principi dell’approccio 3xM[3] delineato dal WWF, annulli ogni deriva colonialista insita in molti programmi di politica estera dei Paesi Industrializzati, a favore di un modello di sviluppo delle comunità mondiali che sia realmente, ed efficacemente, sostenibile.

Nadia Chiapparo
Ingegnere per l’Ambiente e per il Territorio

[1] World Commission on Environment and Development (1987), Our Common Future, Oxford University.

[2]  Il prodotto interno lordo (PIL) è l’unità di misura più nota dell’attività macroeconomica (PIL = consumo privato + investimenti + consumo pubblico + (esportazioni – importazioni).)Ormai il PIL è considerato anche un indicatore dello sviluppo globale della società e del progresso in generale. Va però ricordato che il PIL non misura né la sostenibilità ambientale né l’inclusione sociale, ed occorre tenere conto di questi suoi limiti quando lo si utilizza nelle analisi o nei dibattiti politici (per un quadro generale recente dei limiti del PIL, si veda Stiglitz/Sen/Fitoussi (2008), Issues Paper, Commission on the Measurement of Economic Performance and Social Progress, http://www.stiglitz-sen-fitoussi.fr/documents/Issues_paper.pdf), da Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea – COM(2009) 433 definitivo.

[3] Reed  D.. 2006. The 3xM Approach: Bringing Change Across Micro, Meso and Macro Levels. By David Reed. WWF, Washington, DC.

               

Focus pubblicato il: 24/05/2011 – 15:26:42