Le adozioni internazionali con bisogni speciali: proposte di revisione

Le costanti attività di monitoraggio della Commissione per le Adozioni Internazionali sulle condizioni di salute fisica e psicosociale dei minori che, ogni anno, entrano ufficialmente in Italia a seguito delle procedure di adozione internazionale, attesterebbero un’incidenza crescente di bambini con special needs.

Tali dati generano, ovviamente, sentimenti di allarme nelle aspiranti coppie di genitori adottivi, oltre a stimolare – negli operatori dei servizi pubblici e degli enti autorizzati – l’esigenza di rimodulare il percorso formativo pre-adottivo, focalizzandolo sull’accoglimento di minori con bisogni speciali e di interrogarsi, altresì, sulle modalità post-adottive di presa in carico di tali bambini. Ciò in quanto anche un’analisi sufficientemente approfondita dei report statistici, pubblicati periodicamente dalla CAI, finisce col collidere con la natura ormai obsoleta di una terminologia – quella degli “special needs” – che, in accordo alle Linee Guida della Convenzione dell’Aja introdotte nel lontano 1993 per la tutela dei diritti dei minori, considera bambini con bisogni particolari, quelli con le seguenti caratteristiche: età maggiore di sette anni, appartenenza a una fratria estesa, difetto fisico o patologia congenita, problemi comportamentali. Una terminologia dai confini eccessivamente ampi che non consente, dunque, di mettere realmente a fuoco i fattori di complessità e di criticità che, in Italia, vanno attualmente assumendo  le procedure di adozione internazionale.

ARIETE Onlus – nel corso di un’esperienza più che decennale in qualità di ente autorizzato –  ha avuto modo di constatare come molti dei i minori con “bisogno segnalato” nel dossier informativo che viene consegnato agli aspiranti genitori adottivi, riescono a recuperare un adeguato stato di salute, risultando di fatto caratterizzati solo da una disabilità lieve e reversibile. Si tratta spesso di patologie congenite – un esempio è dato dalla labioschisi (comunemente definita “labbro leporino”) – suscettibili di guarigione definitiva, grazie ad interventi chirurgici di comprovata efficacia all’interno del nostro sistema sanitario pubblico. Oppure di disturbi comportamentali, quali iperattività o tendenza all’isolamento, ascrivibili sovente alle problematiche della deprivazione da abbandono e dell’istituzionalizzazione e che, di fatto, si risolvono con interventi di psicoterapia breve.

Tuttavia l’équipe multidisciplinare di ARIETE ha ritenuto  – e lo ritiene tuttora – che sia fondamentale garantire (sempre) alle coppie un supporto psicologico trasversale che si traduca in un’occasione di maggiore consapevolezza per la scelta adottiva. Infatti, secondo l’esperienza di ARIETE, se da un lato occorre una lettura adeguatamente critica – da parte degli aspiranti genitori adottivi – delle informazioni sullo stato di salute dei minori che vengono fornite in relazione all’abbinamento, d’altro canto è innegabile la necessità di una precauzionale attenzione nei confronti di dati inerenti una condizione di rischio sanitario e psicopatologico, evidenziato – in particolare – per specifiche aree geografiche di provenienza dei bambini *.

In tale prospettiva, il  percorso maturativo di sostegno pre-adottivo – ideato da ARIETE – prevede per tutte le coppie di aspiranti genitori adottivi un ciclo complessivo di quattro incontri tematici, caratterizzato da interventi  focalizzati sul contesto socio-culturale, antropologico e sanitario dello specifico  Paese estero prescelto dalle singole coppie.

Agli aspiranti genitori adottivi vengono presentati alcuni dossier  emblematici sulle condizione di salute psicofisica di  minori, precedentemente adottati. I dossier sui minori, privi di ogni dato sensibile, diventano occasione di riflessione per le coppie che hanno modo di confrontarsi – durante incontri individuali o di gruppo – con  gli eventuali vissuti di ansia circa la possibilità che a loro stessi venga proposto un minore con una storia problematica (segnalazione di paralisi cerebrale, encefalopatia, epilessia, ritardo dello sviluppo, abusi e/o maltrattamenti). Il percorso maturativo di sostegno pre-adottivo mira, dunque, a fornire strumenti cognitivi ed affettivi adeguati, grazie ai quali gli aspiranti genitori adottivi possano tener conto delle informazioni sanitarie (sovente allarmanti), fornite sui minori dalle Istituzioni dei Paesi stranieri, affidandosi tuttavia anche alle loro capacità di osservazione e di analisi, in occasione del primo incontro con il bambino proposto per l’abbinamento. Inoltre, il percorso maturativo di sostegno di ARIETE si caratterizza anche per la creazione di una possibilità di dialogo con  coppie, le quali abbiano, precedentemente, adottato un minore straniero che, all’atto dell’abbinamento, risultava essere affetto da disabilità medio/lievi, classificabili nella categoria dei suddetti bisogni speciali. Questi momenti formativi, lungi dal voler  minimizzare le condizioni di rischio sanitario e psicologico – soprattutto di minori provenienti da determinate aree geografiche – hanno l’obiettivo di consentire alle coppie  di acquisire una maggiore coscienza delle proprie capacità di futuri genitori adottivi (possibilità di osservare il comportamento e le competenze del minore durante il primo incontro: modalità di gioco del bambino, capacità di deambulazione autonoma, di manipolazione, di relazione, etc).

Il percorso maturativo di sostegno che ARIETE realizza ha, dunque, il fine di offrire una preparazione tecnica ed esperienziale di qualità per le coppie, così da sostenerne e rafforzarne le possibilità di una scelta adottiva libera e consapevole che li supporti nelle difficoltà, che con crescente frequenza, si descrivono per le adozioni di minori stranieri spesso caratterizzati da “bisogni segnalati”. Bisogni particolari, quali le disabilità medio lievi di cui si è prima accennato, che  pur risultando reversibili, implicano che i genitori adottivi  mettano in campo particolari competenze relazionali e cognitive, costituendo un sistema familiare (anche allargato a nonni, zii, amici, etc) che riesca adeguatamente ad accogliere questi bambini con special needs  – reali o semplicemente paventati o, spesso, riscontrati solo successivamente all’arrivo in Italia.

Accanto a queste attività formative, l’equipe multidisciplinare di ARIETE si occupa periodicamente di rispondere alle richieste dei Paesi esteri circa l’adozione di bambini (a volte anche di fratrie) con gravi problematiche fisiche o psico-sociali. Viene quindi avviata una preliminare fase di ricognizione, attraverso cui viene segnalata tale richiesta (tramite appelli pubblicati sul sito web dell’ente) a tutte le coppie che abbiano dato mandato ad ARIETE. Successivamente, vengono intrapresi colloqui individuali con alcune coppie che abbiano evidenziato una particolare predisposizione emotiva all’accoglienza di uno o più bambini con gravi problematiche sanitarie (si pensi alla sieropositività da HIV) o di bambini segnati da storie di vita particolarmente intense (come ripetuti abusi fisici e/maltrattamenti). Laddove si riesca a soddisfare la richiesta di accoglienza di questi bambini, si sviluppa un progetto di supporto che possa proseguire anche nella fase successiva all’arrivo di questi minori in Italia, nella profonda convinzione che, in questi casi, sia ancora più stridente l’urgenza di ri-organizzare i percorsi socio-assistenziali post-adottivi a sostegno di genitori e minori adottivi stranieri.

A fronte di ciò, emerge chiaramente come la definizione degli special needs, così come originariamente delineata nel 1993, esponga al rischio di operare una pericolosa semplificazione dei controversi processi dell’adozione internazionale cui stiamo attualmente assistendo**. Se da un lato si è raggiunta una maggiore consapevolezza – da parte delle famiglie, ma anche e soprattutto da parte degli operatori – della problematicità implicita in ogni vicenda adottiva, d’altro canto non è assolutamente ipotizzabile la creazione di percorsi formativi, caratterizzati da una specializzazione nei confronti di bisogni speciali nient’affatto univoci, né equiparabili. Andrebbe piuttosto auspicata la messa a punto di strategie formative che inducano una profonda maturazione interiore nelle coppie che aspirano ad adottare, preparandole a saper affrontare quell’ enigmatica incertezza che sottende ogni procedura di abbinamento. Strategie formative che non dovranno mai tradursi in una  stigmatizzazione, in quanto non è eticamente realizzabile un percorso formativo avente come gold standard la creazione di aspiranti genitori di bambini con special needs. Ancor più in riferimento a quelli che potrebbero essere i reali bisogni speciali, come severe patologie a prognosi infausta o reiterate e drammatiche storie di maltrattamenti e/o abusi. Il vero progetto formativo, riguardo al quale tutti gli addetti ai lavori sono chiamati ad interrogarsi, è quello che sia realmente in grado di elicitare nelle coppie  un sincero empowerment delle proprie attitudini affettive e relazionali. Il vero traguardo, cui aspirare all’interno di ogni adozione internazionale, è la creazione dei migliori presupposti possibili perché l’incontro tra aspiranti genitori e aspiranti figli si realizzi in un reciproco “riconoscimento”. Riconoscimento della propria e altrui umanità,  che mai e poi mai può essere ristretta all’interno di classificazioni che, seppure elaborate nella loro raffinatezza teorica, risulteranno sempre e comunque limitate.

*AlbersL.H.,  Johnson D.E.,  Hostetter M.K., IversonS., MillerL.C. Health of Children Adopted From the Former Soviet Union and Eastern Europe. Comparison With Preadoptive Medical RecordsJAMA. 1997;278(11):922-924

**L’ambiguità epistemologica della vetusta definizione “special needs” è stata recentemente discussa da uno degli autori (Ivana De Rosa), durante il seminario di approfondimento“La preparazione e il sostegno alle coppie nell’adozione di minori con ‘Special Needs’”- svoltosi presso l’Istituto degli Innocenti a Firenze lo scorso 15 dicembre 2011 –  in occasione della presentazione di un inedito contributo teorico, nell’ambito della sessione tematica dal titolo Esperienze e riflessioni sugli interventi di preparazione delle coppie in merito alle special needs adoptions da parte degli enti autorizzati.

di Anna Benedetta Torre1,Simona Chiapparo2, Ivana De Rosa3

1Presidenza ARIETE Onlus

2 Dipartimento Ricerca Scientifica/ ARIETE Onlus 

Dipartimento Adozioni Internazionali, Area psicologica formativa/ ARIETE Onlus  

               

Focus pubblicato il: 18/01/2012 – 16:01:35